Oramai si dà per scontato, o quasi, che le democrazie vivono nell'immediato e che non provvedono al futuro, ai bisogni e problemi del futuro. L'altro giorno Angelo Panebianco osservava, per inciso e con la tranquilla placidità dello studioso che registra un fatto ovvio, che «la natura del sistema democratico spinge gli uomini politici a occuparsi solo dei problemi del presente. Le grane che ci arriveranno addosso non possono essere prese in considerazione... La politica democratica non si occupa di prevenzione». Panebianco ha ragione? Per il nostro Paese sicuramente sì; ma sono oramai parecchie le democrazie che sempre più diventano corto- veggenti e imprevidenti. Dal che ricavo che siamo al cospetto di un problema di estrema gravità.
Io non sono mai stato uno strombazzatore leopardiano delle «magnifiche sorti e progressive» che ci sono state promesse dai Sessantottini in poi. Ho però sempre strenuamente difeso la democrazia alla Churchill: che anche la democrazia è un pessimo sistema, «salvo che tutti gli altri sono peggiori ». In quel detto ho sempre fermamente creduto; ma forse oggi va riprecisato. Intanto va precisato che una cosa è la democrazia liberale costruita dal costituzionalismo, e tutt'altra cosa sono le cosiddette democrazie populistiche e «direttistiche» di finto autogoverno che si liberano dell'impaccio del garantismo costituzionale. In questa chiave io distinguo da tempo tra democrazia come demoprotezione (intendi: che protegge il demos dagli abusi di potere) e come demopotere (che può diventate tutt'altra cosa). Poniamo, in dannatissima ipotesi, che Berlusconi mi voglia cacciare in prigione. Potrebbe farlo? No, perché io sono protetto dal principio dell' habeas corpus (abbi il tuo corpo) che è quel cardine del costituzionalismo che ci tutela dall'incarcerazione illegale e arbitraria. Mettiamo, d'altra parte, che io non voglia essere avvelenato da «polveri sottili» e dal galoppante inquinamento atmosferico, che io non voglia restare senz’acqua perché l'acquedotto pugliese ne perde metà per strada, oppure che Pisa sparisca sott'acqua. In questi e consimili frangenti la democrazia descritta da Panebianco farebbe meglio delle non-democrazie? E' lecito dubitarne.
Le grandi civiltà idrauliche del lontano passato raccontate da Karl Wittfogel furono create con straordinaria perizia e preveggenza dal despotismo orientale; tantissime lacrime e sangue, ma anche straordinari risultati. Il dispotismo illuminato del '700 fu, appunto, «illuminato». Mentre oggi andiamo alla deriva senza nessuna «illuminazione», con occhi che non vogliono vedere e orecchie imbottite di cerume. Il detto churchilliano tiene ancora? Sì e no. Sì, se lo dividiamo in due; no altrimenti. La mia prima tesi è che la democrazia protettiva dell' habeas corpus e del potere controllato da contropoteri, è e resta il migliore dei regimi possibili per la tutela della libertà dei cittadini. La mia seconda tesi è invece che il demopotere populistico e direttistico alla Chavez, e purtroppo ambito da Berlusconi, diventa o può diventare uno dei peggiori sistemi di potere possibili.
Giovanni Sartori
Corriere della Sera
01-12-2009
mercoledì 3 marzo 2010
Quel pasticciaccio brutto - Massimo Gramellini - La Stampa
Capitale sciatta, oltre che corrotta. Nazione peggio che infetta: disperata. Quanto succede a Roma in queste ore è lo specchio di un Paese che affoga drammaticamente nel ridicolo. Cominciamo dal Pdl, che è riuscito nell’impresa di presentare le sue liste al di là dell’orario consentito. L’immane compito era affidato a un ex socialista, tale Alfredo Milioni, visto uscire di corsa dall’ufficio elettorale a mezzogiorno meno un quarto come se avesse dimenticato qualcosa (i simboli, le firme, la trebisonda: non si è ancora capito bene). Ha poi tentato di rientrarvi a tempo scaduto, dopo aver approfittato della pausa-pranzo «pe’ magnà quarcosa». Proprio vero che a volte non basta avere i Milioni. Per colpa sua il primo partito italiano, quello che esprime il presidente del Consiglio e il sindaco di Roma, è stato escluso dalle Competizione nella Capitale e rischia di restare fuori dal Consiglio regionale del Lazio persino nell’eventualità di una vittoria della sua candidata Polverini.
Chissà come sarà contento Berlusconi: se la prende con la burocrazia, ma era entrato in politica con la promessa di portarvi una ventata di efficienza aziendalista e si ritrova a capo di un movimento che non riesce a rispettare neanche le scadenze più banali. Su questo episodio di ordinaria trasandatezza sono già fiorite versioni suggestive: c’è chi narra di un ritardo dovuto a litigi furibondi nella compilazione delle liste (si sa che finiani e berluscones si amano da impazzire), chi di un’azione ostruzionistica da parte dei seguaci «gandhiani» della Bonino, che si sarebbero sdraiati per terra nei corridoi dell’ufficio elettorale pur di impedire a Milioni il raggiungimento dell’agognata meta.
Sono una banda di incapaci», ha sintetizzato il democristiano Rotondi, erede di un partito che poteva anche scannarsi dietro le quinte, ma sapeva presentarsi sempre puntuale all’appuntamento con le poltrone. Naturalmente non sarà facile tenere il Pdl fuori dalle urne, e forse non sarebbe nemmeno giusto nei confronti dei suoi incolpevoli elettori. Così alla fine assisteremo all’ennesimo pasticciaccio brutto, cucinato a colpi di deroghe e leggine. A uscirne sconfitta sarà ancora una volta la credibilità di una classe politica composta da personale che, anche quando non è disonesto, si rivela sconsolatamente mediocre.
Mediocre oppure sprezzante. Volgendo lo sguardo a sinistra, infatti, ci si imbatte nella scelta di dubbio gusto di Emma Bonino, che accetta la collaborazione dei terroristi neri Mambro e Fioravanti, rei confessi di numerosi omicidi politici. La Bonino sostiene che i due assassini hanno saldato il loro debito con la società. Ma una cosa è la legge, un’altra è, o dovrebbe essere, la sensibilità di un leader. Nessuna norma può impedire a chi sparava alla gente di collaborare alla campagna elettorale di Emma Bonino. Dovrebbe essere la stessa Bonino a impedirlo. Perché chi ha commesso reati di sangue può tornare in libertà dopo aver scontato la pena, ma non occuparsi attivamente di politica, neanche da posizione defilata: è una forma di elementare rispetto nei confronti dei familiari delle vittime. Nessuno tocchi Caino, va bene: ma almeno non fatecelo trovare nel retropalco dei comizi.
Riassumendo: a Roma gli elettori del Pdl non sanno neppure se potranno votarlo, mentre gli elettori del Pd si scoprono a braccetto con i terroristi di destra. Se aggiungiamo queste delizie alle truffe e alle ruberie che stanno trasformando la lettura dei giornali in un percorso di guerra, si può ben dire che la politica abbia messo inconsapevolmente in atto una delle più massicce campagne di astensionismo della storia.
La Stampa
01-03-2010
Chissà come sarà contento Berlusconi: se la prende con la burocrazia, ma era entrato in politica con la promessa di portarvi una ventata di efficienza aziendalista e si ritrova a capo di un movimento che non riesce a rispettare neanche le scadenze più banali. Su questo episodio di ordinaria trasandatezza sono già fiorite versioni suggestive: c’è chi narra di un ritardo dovuto a litigi furibondi nella compilazione delle liste (si sa che finiani e berluscones si amano da impazzire), chi di un’azione ostruzionistica da parte dei seguaci «gandhiani» della Bonino, che si sarebbero sdraiati per terra nei corridoi dell’ufficio elettorale pur di impedire a Milioni il raggiungimento dell’agognata meta.
Sono una banda di incapaci», ha sintetizzato il democristiano Rotondi, erede di un partito che poteva anche scannarsi dietro le quinte, ma sapeva presentarsi sempre puntuale all’appuntamento con le poltrone. Naturalmente non sarà facile tenere il Pdl fuori dalle urne, e forse non sarebbe nemmeno giusto nei confronti dei suoi incolpevoli elettori. Così alla fine assisteremo all’ennesimo pasticciaccio brutto, cucinato a colpi di deroghe e leggine. A uscirne sconfitta sarà ancora una volta la credibilità di una classe politica composta da personale che, anche quando non è disonesto, si rivela sconsolatamente mediocre.
Mediocre oppure sprezzante. Volgendo lo sguardo a sinistra, infatti, ci si imbatte nella scelta di dubbio gusto di Emma Bonino, che accetta la collaborazione dei terroristi neri Mambro e Fioravanti, rei confessi di numerosi omicidi politici. La Bonino sostiene che i due assassini hanno saldato il loro debito con la società. Ma una cosa è la legge, un’altra è, o dovrebbe essere, la sensibilità di un leader. Nessuna norma può impedire a chi sparava alla gente di collaborare alla campagna elettorale di Emma Bonino. Dovrebbe essere la stessa Bonino a impedirlo. Perché chi ha commesso reati di sangue può tornare in libertà dopo aver scontato la pena, ma non occuparsi attivamente di politica, neanche da posizione defilata: è una forma di elementare rispetto nei confronti dei familiari delle vittime. Nessuno tocchi Caino, va bene: ma almeno non fatecelo trovare nel retropalco dei comizi.
Riassumendo: a Roma gli elettori del Pdl non sanno neppure se potranno votarlo, mentre gli elettori del Pd si scoprono a braccetto con i terroristi di destra. Se aggiungiamo queste delizie alle truffe e alle ruberie che stanno trasformando la lettura dei giornali in un percorso di guerra, si può ben dire che la politica abbia messo inconsapevolmente in atto una delle più massicce campagne di astensionismo della storia.
La Stampa
01-03-2010
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